scarica ===> Sotto il campanile 22 febbraio 2026
Siamo entrati nel tempo dei 40 giorni della Quaresima. Tempo di conversione, di purificazione e di riconciliazione, per incamminarci decisamente verso Gerusalemme per fare Pasqua! Il brano delle tentazioni, ci mostra Gesù all’inizio della sua missione pubblica nel deserto dove condivide l’esperienza passata del suo popolo nel deserto. Tempo di discernimento e di presa di consapevolezza che la sua missione è quella di fare della sua vita un’offerta, un sacrificio per la salvezza dell’umanità intera. Le tentazioni operate dal diavolo ci raccontano Gesù pienamente immerso nell’umanità, ma capace di vincere ogni tentazione che viene dal male, perché è in piena comunione con il Padre. Tentazioni antiche e nuove che ancora oggi toccano la nostra umanità: il desiderio di sazietà o il desiderio di lasciarsi alimentare e guidare dalla Parola? Il desiderio di onnipotenza, di super uomo o la scelta di sapersi semplicemente umani? Il potere a tutti i costi, rimanendo schiavi del male o la vera libertà nell’essere figli di Dio? Siamo fragili e continuamente tentati in questo mondo che dimentica l’amore. Abbiamo bisogno anche noi di vivere il deserto del silenzio, della preghiera, di cogliere ciò che essenziale per alimentarci della Parola ed eliminare le tante parole fatue, di staccarci dalle connessioni sterili per ricostruire legami autentici, di non abbagliarci delle ricchezze schiacciando il povero, ma di cogliere la bellezza della condivisione per contribuire a costruire un mondo di pace. Mettiamoci in cammino in questi 40 giorni per avere le grazia di ritrovarci sotto la Croce il prossimo Venerdì Santo per contemplare l’Amore più Grande! Le ceneri che porremo sul nostro capo alla fine della messa rappresentano il desiderio di risorgere dal nostro peccato, dalla tentazione continua di giustificare il male. Concludo con alcuni stralci della bellissima omelia di papa Leone XIV che ha pronunciato mercoledì scorso con l’inizio della Quaresima secondo il rito Romano: “ Prende forma un popolo che riconosce i propri peccati, cioè che il male non viene da presunti nemici, ma ha toccato i cuori, è dentro la propria vita e va affrontato in una coraggiosa assunzione di responsabilità. Dobbiamo ammettere che si tratta di un atteggiamento controcorrente, ma che, quando è così naturale dichiararsi
impotenti davanti a un mondo che brucia, costituisce una vera e propria alternativa, onesta e attraente. Sì, la Chiesa esiste anche come profezia di comunità che riconoscono i propri peccati. Certo, il peccato è personale, ma prende forma negli ambienti reali e virtuali che frequentiamo, negli atteggiamenti con cui reciprocamente ci condizioniamo, non di rado all’interno di vere e proprie “strutture di peccato” di ordine economico, culturale, politico e persino religioso. Opporre all’idolatria il Dio vivente significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Non più paralizzati, rigidi, sicuri nelle proprie posizioni, ma radunati per muoversi e cambiare. […] Riconoscere i nostri peccati per convertirci è già presagio e testimonianza di risurrezione: significa infatti non fermarci fra le ceneri, ma rialzarci e ricostruire. Allora il Triduo pasquale, che celebreremo al culmine del cammino quaresimale, sprigionerà tutta la sua bellezza e il suo significato. Lo farà avendoci coinvolto, attraverso la penitenza, nel passaggio dalla morte alla vita, dall’impotenza alle possibilità di Dio”.
Don Fulvio