LETTERA alla COMUNITA’

Pubblicato giorno 27 giugno 2017 - in primo piano, Messaggio di Saluto

CARISSIMI AMICI e AMICHE,

 lo scorso 20 giugno Papa Francesco si è recato in visita privata a Bozzolo e Barbiana, luoghi del ministero di don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani. “Sono stati due parroci profeti, modelli per l’oggi. Don Primo un sacerdote povero, il priore un servitore fedele del Vangelo”. L’omaggio del Papa a questi “due preti scomodi da ascoltare” ci aiuta a vedere la Chiesa che lo Spirito va costruendo con Francesco.

 La Chiesa, popolo di Dio, corpo di Cristo, “ospedale da campo” dell’umanità ferita, cammina nel mondo, con gli uomini e le donne di ogni tempo, per donare il Vangelo. A volte avanza con passo lento e riflessivo, altre volte corre, altre volte ancora vola. Quando si è in cammino, occorre conoscere la strada, provvedere agli anziani, ai malati, ai bambini. Essi vanno messi al centro della carovana, per essere meglio sorvegliati, accuditi, tutelati. È l’originale logica del Vangelo: gli ultimi saranno i primi, le prostitute e i ladri ci precederanno nel regno dei cieli, ai poveri è annunciata la buona novella, chi si umilia sarà esaltato. Don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani sono stati profeti, hanno visto da lontano questa Chiesa e l’hanno amata.

 Gesù è innamorato degli uomini, sono suoi, comprati a prezzo del suo sangue. Nessuno deve andare perduto, perciò ci chiede di aiutarlo a recuperare i lontani, a spezzare il pane con gli affamati, a sostenerli, quando, rosi dall’odio, dall’avarizia, dall’invidia, sperimentano lo svilimento della loro umanità. Gesù vuole andare a Barbiana, Bozzolo, Cicognara, in tutti i luoghi, dove gli uomini vivono, si affaticano, sudano, soffrono, muoiono. Desidera penetrare nelle “periferie” geografiche ed esistenziali dei suoi fratelli. E ci invita a seminare gioia, speranza, carità, senza nulla pretendere. La ricompensa è Lui.

 Per vedere i poveri occorre metterci occhi e cuore. “Chi ha molta carità, vede molti poveri”. Si accorge delle miserie più nascoste. Povero è chi non ha da mangiare e da bere, chi ha perso ogni speranza. È il giovane disoccupato, il vecchio privo di assistenza, l’adolescente sbandato, il bambino in una casa senza amore. Povero è chi è convinto che la guerra sia la soluzione ai problemi dell’umanità, chi continua a pensare che il colore della pelle e il Paese dove si è nati siano discriminanti ed escludenti. Poveri sono i “caporali”, che trattano i braccianti come bestie da soma. Poveri sono i fratelli che muoiono sui gommoni in mare e coloro che in quel mare li hanno spinti. Povero è il detenuto condannato per sempre dal delitto commesso. Povero è il ricco che accumula ricchezze da sperperare nel lusso. Poveri sono gli amministratori quando lasciano gli indigenti senza risorse, scusandosi di non averle. Poveri sono i cristiani che temono i poveri e se ne stanno lontano. Poveri siamo tutti, quando ci appropriamo di quanto ricevuto per farlo diventare nostro. Compreso il patrimonio della fede, dove ci adagiamo senza inquietudini. Niente è nostro. La carità vede ciò che gli altri non vedono, non possono vedere, non vogliono vedere.

 Francesco a Bozzolo, citando Benedetto XVI, ha ricordato che “la Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”. “Mostra a un bambino delle noci – scrive Sant’Agostino – e ti correrà dietro”. “Signore, tu mi hai sedotto ed io mi sono lasciato sedurre”, confessa il profeta Geremia. L’odio, la gelosia, l’invidia, l’egoismo, l’avarizia, il potere, la smania di primeggiare non attraggono, allontanano, dividono. A sedurre,  affascinare, conquistare sono la bellezza, la bontà, la comprensione, la condivisione, la generosità, la fraternità, l’altruismo, l’amore.

 Sulla vetrata di una nicchia della chiesa di Barbiana, don Lorenzo volle un mosaico con un’immagine, che chiamò “Il Santo Scolaro”. C’era un libro aperto davanti a un volto invisibile, perché celava i volti di tutti, bisognosi di imparare. E quando da liceali si arrivava lì, con l’eschimo, il maglione alla dolce vita o la camicia bianca degli anni Sessanta e Settanta, sentivamo il fascino e il timore di un luogo di silenzio, che ci dava lezioni per “fare baccano” nel mondo. A Barbiana, martedì 20 giugno 2017, il volto ideale di quello scolaro si è incarnato nella fisionomia dolce di Papa Francesco. È salito per imparare da quel prete, che ha chiesto perdono per aver amato di più i suoi ragazzini, figli di poveri boscaioli, del Signore stesso. “Prendete la fiaccola e portatela avanti”, ha detto Francesco, rivolgendosi ai giovani. La passione incondizionata per il Vangelo, la scelta degli ultimi, il servizio alla pace, che fa crollare i muri e lega nella riconciliazione, è una lezione perenne, che viene dalla “disobbedienza” che fu un virtù. Amare la chiesa è volerla come la sogna Gesù, seguendo in avanscoperta, incuranti dei pericoli, i pionieri coraggiosi che manda, come segni dei tempi.

 L’estate è vacanza, riposo, serve per recuperare le energie fisiche e spirituali. Nel silenzio della preghiera ci viene offerta la luce per rivedere i passi intrapresi e interrogarci sulle scelte future. Creare un tessuto di comunione è condizione sine qua non per camminare insieme. Vi invito a leggere i discorsi di Papa Francesco a Firenze (11 Novembre 2015), a Milano (25 marzo 2017), quelli di Bozzolo e Barbiana (20 giugno 2017). Significativa è la Lettera del Card. Scola alla Diocesi a conclusione della Visita Pastorale feriale (Avvenire, domenica 18 giugno 2017), dopo la quale ha indicato alla nostra parrocchia il “passo da compiere” (29 aprile 2017). Questi testi sono fondamentali. Ci aiuteranno a realizzare con santa determinazione e gioia il volto di Chiesa, che Papa Francesco va delineando, per annunciare e portare il Cristo risorto all’uomo d’oggi. Tutto il resto ha scarsa importanza.

 “ Mi piace una Chiesa Italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà” (Firenze, 11 novembre 2015).

 Con le parole del Papa auguro a tutti  – con don Emiliano e le Suore –  una buona estate.

don Franco Colombini

                Parroco

 Trezzano s/N, 25 giugno 2017

 

per scaricare la lettera ⇒ Lettera comunità 25 giugno 2017

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