Sotto il Campanile 17 maggio 2026

Pubblicato giorno 15 maggio 2026 - Avvisi, In home page, in primo piano, NOTIZIARIO

 

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La domenica dopo l’Ascensione di Gesù al cielo ci riporta con il Vangelo ancora nel giorno di Pasqua, nella sera dove due discepoli increduli alla testimonianza delle donne della notizia che Gesù è risorto, pensano che tutto sia finito e, lasciano Gerusalemme, per tornare al loro paese di origine. Sembra venir meno la speranza!

Loro speravano che fosse Gesù a liberare Israele e con il cuore afflitto e gli occhi annebbiati dalle lacrime, non si accorgono che al loro fianco, si è accostato proprio Gesù risorto che si mette in ascolto dei loro racconti. In questo cammino verso Emmaus (la fede è un cammino!) ascoltando la Parola di Gesù, che ripercorre la storia della salvezza da Mosè fino ai profeti, il cuore dei due discepoli comincia ad ardere; e saranno proprio loro, Cleopa e l’altro discepolo, a chiedere a Gesù (che non hanno ancora riconosciuto) di fermarsi a rimanere con loro.

Gesù, nella locanda di Emmaus benedice e spezza il Pane, rivive l’ultima cena consumata pochi giorni prima, ed è in quel momento che si aprono gli occhi della fede e nello spezzare del Pane riconoscono il Risorto. Non è tutto finito, bisogna tornare a Gerusalemme a portare la testimonianza che Gesù è risorto! Da quella sera di Pasqua, la Chiesa continua ogni domenica a fare memoria della Pasqua di Gesù, celebrando l’Eucaristia, proclamando la Parola e spezzando il Pane. Spesso nel cammino della nostra quotidianità ci sembra di non sentire la vicinanza di Gesù, in realtà sono i nostri occhi appesantiti che non ci permettono di riconoscere che il Risorto sta già camminando con noi. Apriamo gli occhi della fede, mettiamoci in ascolto della sua Parola e accostiamoci all’Eucaristia e sentiremo ardere il nostro cuore.

Oggi la nostra comunità cristiana è in festa perché 61 bambini della nostra parrocchia partecipano pienamente al banchetto Eucaristico e si accostano per la prima volta a Gesù Eucaristia. L’augurio che possiamo farci tutti è quello che la loro prima Comunione non debba rimanere disgraziatamente, la loro unica Comunione, ma sostenuti e accompagnati dalla famiglia e dalla comunità, oggi, per loro sia l’inizio, di tante comunioni da vivere e consumare con la comunità cristiana.

 

Don Fulvio