Sotto il Campanile 10 novembre 2019

Pubblicato giorno 8 novembre 2019 - Avvisi

 

 

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Cristo Re dell’Universo 10 Novembre 2019 –

Foglio n. 86 La speranza dei poveri non sarà mai delusa

La Festa di Cristo Re chiude l’Anno Liturgico e si identifica con la Giornata Mondiale dei Poveri e quella della Carità. “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare … ; L’avete fatto a me” (Mt 25, ). Con la parabola del giudizio finale Gesù ci esorta a non cercarlo in ascesi spirituali, che portano al nono cielo. Lui è sceso in basso e lo si incontra scendendo anche noi sempre più giù, dove stanno gli ultimi. I poveri sono parola e carne di Dio. Lì, con loro, dove abbiamo paura di essere, Lui c’è. Il povero, l’affamato, lo straniero, il carcerato, l’ammalato sono luoghi di beatitudine. Se beati non siamo, perché né poveri, né affamati, né puri (Mt 5, 1-12), dobbiamo cercare almeno di essere tra i benedetti: “Venite, benedetti del Padre mio, … perché ho avuto fame, ho avuto sete, ero straniero, nudo, malato, in carcere e mi avete accolto e aiutato”. Stare con i poveri, facendo nostra la loro esistenza, sembra quasi di invitare un cieco a gustare la bellezza di un fiore, il sordo l’incanto di una sinfonia, un astemio l’ebbrezza di un buon bicchiere di vino. Chi non ha mai messo piede tra loro, non può avvertire la luce che ne deriva. In Brasile c’è un detto sapienziale. Afferma che, quando qualcuno bussa alla porta, perché ha bisogno di mangiare, c’è sempre un modo di condividere il cibo, “basta aggiungere più acqua ai fagioli”.

La vera ricchezza non sta nelle cose, ma nel cuore. Canta una vecchia canzone brasiliana: Il suo nome è Gesù Cristo: ha fame e grida con la bocca dell’affamato e noi, quando lo vediamo, passiamo oltre, talvolta per arrivare prima in chiesa. Il suo nome è Gesù Cristo: è senza casa e dorme ai bordi dei marciapiedi e noi, quando lo vediamo, affrettiamo il passa dicendo: è ubriaco, sta dormendo. Il suo nome è Gesù Cristo: è analfabeta e vive mendicando un sottoimpiego e noi, quando lo vediamo, diciamo: è un vagabondo; sarebbe meglio che lavorasse e che non mendicasse. Il suo nome è Gesù Cristo: messo fuori di circoli sociali e dalle chiese, perché di lui ne avrebbero fatto un re potente, mentre lui sceglie di essere povero. Il suo nome è Gesù Cristo: è ammalato o vive dietro le sbarre di un carcere e noi, molto di rado, lo visitiamo, perché sappiamo che è un emarginato. Il suo nome è Gesù Cristo: cammina e ha sete di un mondo d’amore e di giustizia, ma, appena contesta per la pace, la legge lo obbliga alla guerra. Il suo nome è Gesù Cristo: è diffamato, vive tra prostituti immondi e molti lo cacciano via dalla città per paura di tendergli la mano. Il suo nome è Gesù Cristo ed è ogni uomo che vive in questo mondo o vuole vivere senza più confini; vuole solo fare di noi tutti dei fratelli. STA IN MEZZO A NOI E NON LO CONOSCIAMO; STA TRA NOI E NOI LO DISPREZZIAMO. Siamo tutti vittime di quella cultura dello scarto, che più volte Papa Francesco ha denunciato. Nel suo primo viaggio fuori dal Vaticano a Lampedusa ha interrogato i popoli ricchi e benestanti con la domanda che Dio ha rivolto a Caino, dopo l’uccisione di Abele:

“Dov’è tuo fratello? La voce del suo sangue grida fino a me!”. È un interrogativo che fa paura. Interpella la coscienza di coloro che si industriamo a costruire muri, tirare fili spinati, erigere barriere insormontabili, guardare con indifferenza le tragedie umane per ritrovarsi poi a piangere migliaia di morti, che non ce l’hanno fatta a realizzare la speranza di un domani migliore. Serve una nuova strategia, un sussulto di responsabilità, una volontà decisa di cambiamento, il coraggio di andare controcorrente. Noi siamo l’oggi di Dio. Il Signore si serve dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e della sorelle. Utilizza le nostre mani per soccorrere. Usa la nostra voce per denunciare le ingiustizie coperte dal silenzio di molti. Soprattutto il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare il suo amore misericordioso verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati. E coloro che sono stati chiamati alla guida del mondo non pensino al potere e a proteggere le proprie ricchezze, ma ascoltino con serietà il grido dei poveri. Trovino le giuste risposte prima che sia troppo tardi.

don Franco Colombini

 

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