Sotto il Campanile 17 febbraio 2019

Pubblicato giorno 16 febbraio 2019 - Avvisi, NOTIZIARIO

 

scarica ==> sotto il campanile 17 febbraio 2019

Domenica VI dopo l’Epifania 17 Febbraio 2019 – 

Foglio n. 61 “Alzati e va’;

la tua fede ti ha salvato” Il futuro è un diritto umano

Un giorno, “lungo il cammino verso Gerusalemme” Gesù guarì dieci lebbrosi, che a lui si erano rivolti per essere aiutati, aprendo loro la strada di un nuovo futuro. Il futuro! Mi ha impressionato il numero delle volte che il Papa ha ripetuto questa parola ai giovani, giunti a Panama da tutto il mondo, affermando che esso è un autentico “diritto umano” e non può in alcun modo essere sottratto ai singoli, alle famiglie, ai popoli, all’umanità intera.

Il diritto è uno degli aspetti più problematici della post-modernità. Per averne conferma, basta guardarsi attorno, a partire dal continente latinoamericano alle prese con crisi ricorrenti, come quella venezuelana. Quanto futuro viene oggi sprecato, scartato, scientemente negato, abortito, calato a picco, eliminato con la violenza! A tutte le latitudini. Nella Via Crucis Papa Francesco ne ha fatto un doloroso e impressionante inventario.

Dal “grido soffocato dei bambini ai quali si impedisce di nascere”, alle donne “maltrattate, sfruttate e abbandonate”; dai giovani invischiati nelle “reti di sfruttamento, di criminalità e di abuso” a quelli che muoiono “a causa della droga, dell’alcool, della prostituzione e della tratta”, fino a quei ragazzi che rinunciano al futuro e “vanno in pensione con la pena della rassegnazione e del conformismo” .

Non hanno futuro gli immigrati, quando, invece della solidarietà, trovano il dolore, il rifiuto, la miseria, i porti chiusi; vengono privati della gioia di giorni sereni gli anziani e gli invalidi, abbandonati con una misera pensione, scartati come un peso, considerati una inutile zavorra, dimenticati nelle case di risposo e persino si oscura il domani alla nostra Madre Terra, “ferita nelle su viscere dall’inquinamento” e calpestata “dal consumo impazzito”.

Panama ha marcato un punto di non ritorno. Il diritto, negato ai “tanti cristi che camminano al nostro fianco”, è stato rivendicato, testimoniato con i gesti, vissuto nelle diverse situazioni, riaffermato con la mite fermezza di chi, pur provenendo da storia, costumi, culture, lingue, caratteristiche somatiche diverse, ha dimostrato di sapersi riconoscere nella comune umanità, che unisce e affratella oltre ogni barriera. Restituire a ciascuno il diritto al futuro significa cancellare la paura, che costruisce i muri e ci fa impazzire; vuol dire diventare “maestri e testimoni della cultura dell’incontro”, promuovere politiche di inclusione, diffondere semi di pace tra i popoli, anche tra quelli ritenuti – a torto – di “periferia”, non affibbiare etichette immutabili alle persone e alle situazioni. Come è difficile guardare con fiducia i detenuti e credere nel loro futuro! L’unica legge per chi sbaglia pare essere l’ergastolo.    Papa Francesco per primo ha dato l’esempio, andando a trovare 180 ragazzi del carcere minorile di Pacora e visitando alcuni giovani affetti di Aids, ai quali ha detto: “Potete farcela!”.

Gli organizzatori della Gmg hanno messo davanti agli occhi del mondo i popoli indigeni, una ricchezza per l’umanità, a cui attingere saggezza, valori intramontabili, tradizioni vive di umanità. I giovani hanno gridato il diritto al proprio futuro, testimoniando che un’altra Terra è possibile. È l’ora di erigere ponti, scavare canali navigabili, essere custodi delle radici, di tutto ciò che impedisce alla vita di evaporare nel nulla, gettare uno sguardo contemplativo, capace di cogliere dentro la realtà l’impronta, i segni, il gusto della presenza di Dio, partecipare alla sua storia di amore nel mondo, con la logica di servizio di Maria, “la donna che con il suo sì ha avuto la maggior influenza nella storia”, costruire un futuro nuovo. A misura di quell’Amore che abbraccia tutti gli uomini e i popoli. Senza distinzione alcuna.

“Il Vangelo ci insegna che il mondo non sarà migliore, perché ci saranno meno persone malate, deboli, fragili o anziani, di cui occuparsi, e neppure perché ci saranno meno peccatori, ma che sarà migliore, quando saranno di più le persone che, come questi amici, sono disposte e hanno il coraggio di dare alla luce il domani e credere nella forza trasformatrice dell’amore di Dio” (Papa Francesco) Camminando nella storia e ascoltando la Paola riconosceremo di quale pezzo di cielo prenderci cura. E, impegnandoci con passione, ci accorgeremo che quello è proprio ciò che desideravamo fare della nostra vita per essere felici.

don Franco Colombini

Condividi su:   Facebook Twitter Google

Lascia un commento

  • (will not be published)