Sotto il Campanile 17 novembre 2019

Pubblicato giorno 15 novembre 2019 - Avvisi, NOTIZIARIO

 

 

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I Domenica di Avvento
17 Novembre 2019 – Foglio n. 87
Il Figlio dell’Uomo verrà con grande potenza e gloria

Con l’Avvento i nostri passi si orientano spediti verso il Natale. “Il Signore verrà sulle nubi del cielo con grande
potenza e gloria” (Mt 24, 30). Il lungo discorso di Matteo parla degli ultimi tempi, usa il linguaggio preso in prestito
dal genere letterario dell’apocalittica, ci invita ad essere pronti e vigilanti. I tempi della Chiesa non saranno mai facili
Camminerà tra persecuzioni e infedeltà, attraverserà guerre e divisioni. “Per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà
l’amore di molti” (Mt 24, 12). Ma quando tutto sembra essere sconvolto dal potere della morte, “comparirà in cielo
il segno del Figlio dell’Uomo” (Mt 24, 30).

I nostri giorni sono segnati dall’attesa del ritorno del Signore, quando consegnerà l’universo al Padre. Viviamo nella
speranza, lottando contro il male, per trasformare il mondo con la forza dell’amore. È il mandato, che abbiamo ricevuto da Gesù, quando è venuto tra noi nel silenzio della notte santa a Betlemme e ci ha lasciato in eredità il suo Spirito per vincere tutte le paure.

Il Signore Risorto ora vive nella storia, ci viene incontro, ci cerca, ci ama, vuole rialzare e riempire di gioia ogni esistenza. È necessario mantenere aperta la porta del cuore, aspettando la sua visita, che non mancherà, perché Dio è Colui che viene.
Ho letto in questi giorni di Giovannino, il piccolo di quattro mesi abbandonato alla nascita dai
genitori, perché affetto da una malattia rara e incurabile. Mi è tornata alla mente una storia di
tanti anni fa, quando passavo le vacanze a Torino come volontario al Cottolengo. Una vicenda
incredibile, ma verissima, che ancora mi buca il cuore ogni volta che ci ripenso.
Prestavo servizio al Reparto San Rocco con Fratel Beppe, dove sono ricoverati gli ammalati
ormai terminali. Un giorno mi chiamarono al Padiglione degli “Angeli Custodi”, la parte della
Piccola Casa che ospita i bambini nati con handicap e malformazioni gravissime, quelli che i
genitori abbandonano o affidano al Cattolengo per l’impossibilità di prendersene cura o per la
disperazione o per la vergogna. Vidi tanti bambini piccoli e ragazzi ormai grandicelli, ordinati,
curati, puliti,persino profumati, coccolati, accarezzati.
Incontrai una signora di oltre settant’anni, Laura, piccolina, minuta, capelli tutti bianchi e un
gran sorriso. Mi raccontò una storia iniziata una quindicina d’anni prima, esattamente il giorno
in cui era andata in pensione, dopo aver lavorato per più di 40 anni alle Poste. Né marito né
figli. Il suo programma era di permettersi il lusso di qualche viaggio, con i risparmi di una vita
e la liquidazione. Il primo fu un pellegrinaggio in pullman. C’erano due suore nel gruppo, con le
quali iniziò a parlare del più e del meno. Quando seppero che suonava il pianoforte, le chiesero
se desiderava suonare qualche volta “per i nostri bambini”. Rispose di sì, ma tutto si sarebbe
aspettato tranne che ritrovarsi, un paio di giorni dopo, tra gli “angeli” del Cottolengo. Sul momento
fu uno choc terribile, però riuscì a suonare per più di un’ora.
Prima di andare via, passò a salutare i bambini e in un lettino ce n’era uno – forse di nove anni –
cieco e quasi senza volto, nato così. Si fece coraggio e, allungata la mano, gli sfiorò i capelli con
una carezza. “Chi sei?”. “Mi chiamo Laura”. “Io sono Mario. Tu sei mia mamma!”. Non era una
domanda, ma un’elezione. Mario l’aveva scelta come mamma.
Laura non riuscì a dimenticare quella voce e tornò sempre più spesso tra quelle mura, fino a farlo
tutti i giorni. Andava lì ad accudire Mario, lo aiutava a fare i compiti, le passeggiate alla domenica
e poi d’estate qualche giorno di vacanza insieme … . “Mamma Laura” – ormai tutti la chiamavano
così – non riuscì a fare i viaggi che aveva sognato, i soldi servivano per pagare le complesse e
costose operazioni di chirurgia plastica per restituire fisionomia al volto di Mario, e furono tante.
Sempre insieme, Mario e mamma Laura, anno dopo anno. Anche quando Mario verso i 18 anni,
si mise in mente di cercare i suoi genitori. Non sapeva chi fossero. Gli avevano detto che era
nato in un paese del Veneto. Mamma Laura l’accompagnò, ma le ricerche non approdarono a
niente. Mario allora lasciò nel libro del Vangelo, davanti all’altare di una chiesa, una lettera con la
sua storia, un numero di telefono e una domanda: “Per caso qualcuno mi sa dire chi sono i miei
genitori?”.
Tornarono a Torino, senza molte speranze. Dopo qualche mese il telefono di mamma Laura squillò.
Era il parroco della chiesa, dove Mario aveva lasciato la lettera. Aveva trovato la sua famiglia,
padre, madre e due sorelle, aveva parlato con loro, volevano riabbracciarlo.
Mamma Laura e Mario tornarono di corsa in Veneto e fu una festa. Si rividero a Torino e fissarono
un terzo appuntamento, che però all’ultimo momento saltò. Mamma Laura ci tentò di nuovo, ma
il telefono squillava a vuoto. Finalmente, dopo qualche settimana, le rispose la madre: “Ci abbiamo
provato, ma …”. Ora doveva dire a Mario che i suoi genitori l’avevano rifiutato un’altra volta.
Indugiò qualche giorno, poi, come quando gli aveva dato la prima carezza, si fece coraggio: “Sai,
ho parlato con tua madre …”. Mario neanche la lasciò finire, aveva già capito tutto da un pezzo.
Disse solo: “Tu sei mia madre”.
Mario trovò lavoro, si sposò e non si voltò più indietro. Sempre accanto a mamma Laura.
Sembra una fiaba, ma è vera. In un giorno lontano un bambino, non voluto dai suoi genitori, fu
accarezzato dalla mano di Dio. Lo cercò in una corsia del Cottolengo, lo trovò e lo amò. Si è avvicinato
a lui in punta di piedi nella bontà di una donna. Gli fece dono di una mamma. Gli trasmise
fiducia, coraggio e tanta voglia di vivere. Lo rialzò, colmandolo di gioia, spalancandogli davanti i
nuovi orizzonti della speranza. La venuta del Signore è certa come il sole che sorge al mattino e
tramonta alla sera. Dio non dimentica nessuno. È colui che viene sempre.

don Franco Colombini

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