Sotto il Campanile 22 settembre 2019

Pubblicato giorno 21 settembre 2019 - Avvisi

 

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IV dopo il Martirio di San Giovanni

22 Settembre 2019 – Foglio n. 79

FESTA DI APERTURA DEGLI ORATORI

Messaggio dell’Arcivescovo Mons. Mario Delpini

PERCHÉ HAI PRESO LE SCARPE?
Ci sono anche quelli che comprano le scarpe solo perché ci sono i saldi e le offerte speciali.

Hanno le scarpe per la montagna, perché erano quasi gratis, ma non ci sono mai andati

in montagna. Hanno le scarpe con i tacchetti per il calcio, perché c’è stata una svendita, ma
non hanno ancora deciso se iscriversi a calcio.
Hanno le scarpe per la danza classica, ma con i balletti si annoiano. Hanno una scarpiera piena di scarpe nuove.
Ci sono, invece, quelli che prendono le scarpe, perché hanno ricevuto una promessa, una specie di chiamata e si affrettano a procurarsi quello che serve per non perdere l’occasione: è stata organizzata la conquista di una vetta e sanno di essere attesi; sono stati convocati per una partita e vogliono far parte della squadra.

L’Oratorio rivolge un invito a mettersi in cammino. Fai parte di una squadra, sei atteso e apprezzato. Procurati le scarpe. Cioè non perdere l’occasione per essere dei nostri: una impresa affascinante ci aspetta.
DOV’È LA META?

Ci sono anche quelli che corrono per tenersi in esercizio: non vanno da nessuna parte. Però ogni giorno dedicano del tempo a correre. Più o meno lo stesso percorso. Più o meno lo stesso tempo. Più o meno la stessa gente.

Poi, a un certo punto, si stancano e lasciano perdere: perché poi dovrei fare tutti i giorni questa fatica?
Ci sono quelli che corrono per allenarsi. Fanno esercizi e movimenti talora un po’ bizzarri. Si stancano, talora si innervosiscono, perché l’allenatore ha pretese e non risparmia rimproveri. Accettano però la fatica. Si preparano alla
partita o alla corsa o al concorso. Ma, se dopo tanto allenamento non sono convocati, si arrabbiano e hanno l’impressione di aver perso tempo: l’allenamento non è servito a niente!

Ci  sono quelli che corrono, perché hanno una meta, un luogo in cui sanno di essere attesi, non vogliono arrivare tardi alla festa.

La meta non è un risultato;
la meta non è un successo;

la meta è dove è bello stare, l’amicizia che merita di essere coltivata, la vita che merita di essere vissuta, il bene di cui si può essere fieri, la salvezza desiderata, dove si può riposare, vivere felici.
CHI CI CREDE?
Mi capita di incontrare adulti (genitori, educatori, preti e consacrate) che con i loro discorsi sembrano scoraggiati e inducono allo scoraggiamento. Sembra che l’impresa di educare sia un investimento fallimentare: i ragazzi d’oggi sono distratti, irrequieti e non ascoltano; le famiglie d’oggi sono indaffarate in una vita frenetica e non hanno tempo né energie per educare i figli; il mondo d’oggi è insidioso, invadente, prepotente e dispone di mezzi enormi per attrarre i giovani:

noi siamo così pochi e così sprovveduti di risorse che non abbiamo speranza.

Ammiro invece coloro che ci credono: credono che il Signore continui ad attrarre; credono che l’Oratorio e la proposta educativa cristiana abbiano delle risorse straordinarie; credono che i ragazzi d’oggi, come quelli di ieri, siano come un terreno promettente, che attende un seminatore per produrre molto frutto.

Il messaggio per la Festa di apertura degli Oratori di quest’anno, nel pieno dell’operazione Oratorio 2020, chiama i ragazzi a considerare la bellezza della meta e a procurarsi scarpe adatte all’impresa e chiede agli adulti di credere nel

Signore e di aver fiducia nei ragazzi e nelle ragazze che, in verità, sono chiamati alla pienezza della gioia, la gioia di Dio.

La Chiesa di Milano lancia questo messaggio per i ragazzi, le ragazze e per i loro genitori: “C’è la meta, sei attrezzato, c’è chi ti sta accanto e ti incoraggia: ora corri!”.

+ Mario Delpini
Arcivescovo di Milano

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