Sotto il Campanile 23 agosto 2026

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 23 Agosto 2026                                         

Domenica che precede il martirio di San Giovanni il Precursore

 

Il calendario liturgico ambrosiano ci fa entrare nel tempo dedicato al Martirio di San Giovanni Battista che liturgicamente cade il 29 agosto. In questa domenica che precede il martirio, il tema dominante dalle letture della Parola di Dio è il coraggio della testimonianza e della fedeltà al messaggio del Vangelo a costo di rimettere la vita. La testimonianza di un amore sino alla fine in nome della giustizia e della verità come ci viene mostrato da quei Giudei che non ci stanno alle nuove leggi di Antioco Epifane e scelgono di lasciarsi morire in nome di Dio. Ma, soprattutto la testimonianza viene da san Giovanni Battista che va incontro al martirio in nome della verità. Probabilmente a noi non è chiesto il martirio, ma ci è chiesta una coerenza nel vivere la fede in Gesù Cristo. Ed è proprio il Vangelo di oggi che ci aiuta ad allineare fede e vita reale nella fedeltà al Signore. Alla domanda “se è lecito o no dare il tributo a Cesare”, Gesù ci consegna un insegnamento di coerenza nel vivere la vita in questo mondo e dimorare nello stesso tempo in una dimensione spirituale da discepoli del Signore. Cosa dare a Cerare? Cesare rappresenta l’Impero Romano, la politica, la società civile. Si restituisce “a Cesare” attraverso i tributi e le tasse, per avere in cambio ciò che la res pubblica ci consegna attraverso i servizi, le strade, le scuole, il servizio sanitario, l’acqua, l’illuminazione pubblica e molto altro. Questa restituzione avviene attraverso il pagamento onesto delle tasse. Ma cosa invece restituire a Dio? Restituiamo a Dio la nostra stessa vita proprio perché riconosciamo che la vita è un dono e nessuno di noi ha chiesto di nascere. Restituire la vita a Dio significa rispondere alla chiamata ad essere discepoli per testimoniare la buona notizia del Vangelo, ma soprattutto a non piegarci alla logica del mondo. Non dobbiamo venderci a nessuno con strani compromessi dove si arriva a giustificare il male in nome di un interesse solo personale: Oggi con il venir meno del diritto internazionale, siamo sempre più di fronte a un mondo governato da potenti che hanno dimenticato il rispetto e la dignità umana. Uomini di governi che si vendono per interessi di pochi. Gestire la res pubblica significa servire la collettività con la consapevolezza che la nostra vita ci è stata donata e rimettendola nelle mani di Dio, siamo chiamati a metterci a servizio del prossimo.

Don Fulvio