Sotto il Campanile 24 marzo 2019

Pubblicato giorno 24 marzo 2019 - NOTIZIARIO

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Domenica III di Quaresima
24 Marzo 2019 – Foglio n. 66
Con Gesù tutto rinasce come i fiori a primavera

“Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,
31-32). Le parole di Gesù mi confortano. Gettano raggi di luce in un mondo buio, triste, chiuso in se stesso, dove
la morte sembra essere l’unica conclusione dell’esistenza, oltre la quale ci attende il nulla, l’abisso, l’oblio.
Il benessere consumistico ha ucciso le ragioni della vita ed ora il disagio è profondo, scende fino alle radici
dell’animo. Ogni giorno la cronaca riferisce di persone che si tolgono la vita per motivi inesistenti, sproporzio-
nati al gesto che compiono, e nei modi più assurdi.
Ho letto di recente uno studio dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, dove si afferma che i tentativi di suicidio da parte dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni sono passati dal 3,3% al 5,9% negli ultimi cinque anni; mentre i giovani, che hanno pensato almeno una volta di farla finita, sono il 24%. Numeri impressionanti! Molte volte la morte non
è cercata direttamente, ma nemmeno esclusa, complici le folle corse in automobile, le assurde sfide corporali, l’assunzione di sostanze stupefacenti.
Analizzando la geografia dei suicidi, mi sono reso conto come essi siano pochi nelle aree dove la famiglia è solida e coloro che si possono permettere tutto sono una minoranza. Al fondo della tragica scelta del suicidio e della tossicodipendenza sta il vuoto interiore, la mancanza di ideali, la morte dello spirito, l’annullamento della volontà, soprattutto c’è una domanda di significato che la società è incapace di soddisfare.
Lo ha rilevato molto bene Daniele Silvestri nella sua canzone sanremese “Argento vivo”. Racconta il malessere giovanile attraverso le parole di un sedicenne, che attribuisce il suo innaturale comportamento agli errori della famiglia, della scuola, del mondo che gli gira attorno: “Avete preso un bambino, che non stava mai fermo, e
l’avete messo da solo davanti ad uno schermo e adesso vi domandate se sia normale se l’unico mondo che apprezza è il mondo virtuale”.Q
Quanta tristezza in queste parole! Ma Dio dov’è?
È la stessa preoccupazione di Davide Cerullo, che si è raccontato nel quaresimale
di martedì scorso. Da camorrista si è fatto cristiano. Dio è entrato nella cella, dov’era rinchiuso, attraverso un vangelo abbandonato sulla branda. E niente è più stato come prima. “Dio mi ha travolto. Quando c’è Lui di mezzo la vita cambia. Si riempie. Si illumina. Si scalda. Tutto si può salvare”.
Sono le sue parole. Ora abita a Scampia. Gestisce una ludoteca per bambini, che vanno a divertirsi con le mamme, per imparare ad essere liberi, forti, veri, resistenti alle provocazioni del male, determinati nella volontà di
rendere migliore la propria città. La camorra inganna. Compra la vita con i soldi. Mette
nelle mani degli adolescenti mazzette di denaro sporco di sangue, con le quali si illudo-
no di contare, essere qualcuno, farsi strada, concedersi ogni soddisfazione, appagare i
vizi, diventare i padroni del quartiere. In realtà comprano solo la morte.
Questa è l’ora di Dio, della rinascita, della risurrezione. “Non serve avere le mani pulite,
se poi si tengono in tasca. È il momento dell’annuncio, della testimonianza, della gioia,
di tirar fuori da noi il meraviglioso capolavoro, che Dio ha fatto, e manifestarlo con le
opere che danno la vita. Far vedere Gesù, i tratti più rivoluzionari del suo volto, la sua
presenza nella città e nelle periferie, perché tornino ad essere un giardino di bellezza, di
pace, di giustizia, di misura, di armonia. Il momento storico è grave. Il respiro universale
della comunità appare indebolito. La fraternità è la nuova frontiera del cristianesimo. In
essa si vive. Non si muore. La parola d’ordine è: Gesù! Ricostruire!”.
Anche la testimonianza di Suor Paola Della Torre mi ha commosso per la semplicità e
il candore, quando venne nella nostra parrocchia in febbraio a parlare della sua vita di
Suora della Carità e di insegnante di matematica e fisica nel Liceo Linguistico di Monza.
Nel formicolio della città, in particolare tra gli studenti, si sforza di riconoscere le tracce
del passaggio del Signore e immettere la forza della Pasqua. Lo sguardo della fede la
apre al mistero di Dio che abita tra le case, nelle strade, nelle piazze, nelle scuole, nei
quartieri, tra la gente promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di
verità, di giustizia. Lei lo cerca per riconoscerlo, servirlo, adorarlo. Una presenza velata,
come il dissolversi della nebbia che lascia posto allo splendore della creazione. Nella
preghiera quotidiana la sua voce la chiama ad attuare oggi la storia di Cristo nel mon-
do, tentando, nonostante le resistenze, di rifrangere nella città dell’uomo le armonie, la
bellezza, gli splendori della città di Dio. L’amore, lo Spirito del Risorto diffuso nei cuori,
è l’unica fiamma che può arrestare la vampa devastatrice del mondo.
Domenica scorsa Bologna ha accolto i nostri adolescenti per la Notte bianca della fede.
A loro è stato proposto di compiere “esercizi spirituali” speciali, percorrendo come in un
pellegrinaggio una delle più belle città italiane, incontrando una Chiesa ricca di storia e
di santità, rinnovando la fede in Gesù, vivendo gli eventi della Passione, per confron-
tarsi con la sua “ora” e scoprire il significato profondo che essa ha per la vita. Lasciarsi
amare da Dio e amarlo rende più belli! Ne sono convinto. Con Gesù la vita esplode con
la freschezza di un bambino e tutto rinasce come i fiori a primavera. “Se uno osserva
la mia parola, non vedrà la morte in eterno” (Gv 8, 51). È il contenuto di una promessa
reale, affidabile, che il Signore ci consegna in questo tempo di prova.
don Franco Colombini
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