Sotto il Campanile 27 ottobre 2019

Pubblicato giorno 25 ottobre 2019 - Avvisi, NOTIZIARIO

 

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Prima dopo la Dedicazione 27 Ottobre 2019 –

Foglio n. 84 Giornata Missionaria Mondiale

“Battezzati e inviati

La Giornata Missionaria di oggi rappresenta il culmine del “Mese Missionario Straordinario”, indetto da Papa Francesco per celebrare il centenario della promulgazione della Lettera Apostolica Maximum Illud, con la quale Benedetto XV desiderò dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo.

È un’occasione straordinaria per fare memoria del Mandatum Novum affidato duemila anni fa agli apostoli, nella consapevolezza che tutti i credenti sono “Battezzati e inviati”.

“Andate e fate discepoli tutti i popoli, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20 ). A ciascuno è affidato il compito di essere testimone della gioia e della salvezza che vengono da Gesù, per dare senso e respiro alle proprie giornate. Come Parroco mi chiedo: come formare una comunità alla missione? Papa Francesco continua ad invitarci ad essere una Chiesa in uscita. Non possiamo rassegnarci alla crisi, rimanendo barricati nelle nostre mura. La missione ci ha messo dentro a martellate che, se anche esiste la parrocchia, essa non coincide con la residenza dei preti o i centri, dove si svolgono le attività religiose e formative. Il baricentro è fuori. Se la gente non viene, bisogna cercarla. Ce lo impone l’imperativo di Gesù “Andate in tutto il mondo” (Mc, 16, 15), in ogni luogo, angolo, città, villaggio, casa, piazza, scuola, fabbrica, ospedale, carcere, struttura socio-politica … . Non esiste ambito della vita che non interessi l’azione pastorale, dando testimonianza dell’amore misericordioso, con il quale Gesù si fa incontro all’uomo e lo soccorre.

La Chiesa è un “ospedale da campo”. Esce, incontra, raccoglie ogni brandello umano per vivificarlo con il dono del Signore risorto. “Non possiedo né argento né oro – dice Pietro al paralitico alle porte del Tempio – , ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazzareno, cammina!” (At 3, 6). Dio in alto non c’è più, è sceso tra la gente, lo si trova sempre più in basso a regalare la vita che vince la morte. Noi siamo i suoi inviati. La missione nasce da uno slancio che viene da dentro, dal cuore, dalla gioia di aver incontrato Gesù come compagno di strada, viandante con noi alla ricerca della felicità, amico che illumina il cammino e mi sazia con il suo amore infinito. Se seguirlo è per me la cosa più bella, come faccio a non raccontarlo, ridirlo, a non contagiare gli altri? E se ha cambiato la mia esistenza dandole un senso e una forza, che non avevano prima, come non invitare nuovi amici a fare la stessa esperienza? La fede è il motore della missione.

La mia anzitutto e della comunità. Forse nell’animo dei cristiani di oggi si nasconde il dubbio che il Vangelo abbia perso di forza, non sia più una buona notizia capace di deflagrare nel cuore dell’uomo. E se non sorprende più me, facendomi entusiasta della vita e della storia, è inutile parlarne ad altri. E invece so per esperienza quanto facciano bene le parole di Gesù. L’uomo ne è assetato, le aspetta ed esse, quando sono accolte, portano frutti inaspettati. La missione non è uno slogan, un piano pastorale, una diversa strategia, una mano di vernice dai colori vivaci, un optional della moda corrente: è il modo di vivere, di essere cristiani nel mondo, di costruire una Chiesa che vive con passione di ogni parola che esce dalla bocca di Dio e le testimonia con le beatitudini e l’amore. Quando portiamo dentro il fuoco dello Spirito, cadono tutte le barriere, gli inutili confini, fatti di strutture, politiche, abitudini, campanili. Se quello che mi spinge è la voglia di annunciare, troverò nuove strade, inventerò altri modi, imparerò le lingue degli uomini e lo faremo insieme. È un tempo di grazia quello che stiamo vivendo. Nella vigna del Signore c’è lavoro per tutti. La scorsa settimana ero ricoverato in ospedale. In una immaginetta, trovata in cappella, ho scoperto una bellissima preghiera, che recitavo sovente, soprattutto quando il male mi assaliva più forte. Sono convinto che può essere condivisa da ogni cristiano entusiasta di Gesù:

Signore, vorrei essere di coloro che sanno porre a rischio la vita e donano la propria!

Che scopo ha la vita, dono gratuito, se non quello d’essere donata?

Signore, sei nato nei disagi di un viaggio, sei morto come un malfattore,

dopo aver percorso, nudo di tutto, tutte le strade:

quelle dell’esilio, del pellegrino, dell’apostolo …

Aiutami ad uscire dal mio io e dalla mia vita comoda.

Fa’ che, segnato dalla tua croce, io non abbia più paura di una vita rude.

Rendimi disponibile per la bella avventura a cui mi chiami, Signore!

don Franco Colombini

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