Sotto il Campanile 3 marzo 2019

Pubblicato giorno 2 marzo 2019 - Avvisi, NOTIZIARIO

 

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Ultima dopo l’Epifania
03 Marzo 2019 – Foglio n. 63
Si può diventare campioni. Si può diventare santi

Siamo vicini alla Quaresima, il tempo “forte” che invita a mettere ordine nella vita,
orientandola a Dio e alla sua volontà. Ce lo insegna Gesù. Incontrando Zaccheo,
gli ha cambiato l’esistenza, senza chiedergli di lasciare il mestiere e il posto nella
società. Gli ha aperto, invece, l’orizzonte nuovo della misericordia. “Ecco, Signore, io
do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quat-
tro volte tanto” (Lc 19, 8). Lo ha condotto dentro le parole del Siracide, che Zaccheo
ha fatto sue: “La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del
Signore ogni essere vivente” (Sir 18, 12). Zaccheo ha avvertito il limite, l’asfissia di
una vita ripiegata in se stessa, chiusa, ben sistemata. Ha intravisto la gioia del ser-
vizio, della donazione, dell’amore, condividendo gli stessi sentimenti di Gesù. Si è
reso disponibile alla compassione, dedicando tempo, capacità, risorse a una causa
più grande del proprio guadagno personale, in un orizzonte di fraternità, che ospita
il bisogno degli altri. La nuova esistenza di questo funzionario dell’ “Agenzia delle
entrate” si è fatta profezia. Ha portato nella storia una parola di speranza, rivelando
l’ampiezza, la larghezza, la profondità, la vastità, l’immensità del cuore di Dio, che
chiama tutti a conoscere quanto è grande il suo amore misericordioso, senza confini.
L’incontro di Gesù con Zaccheo fu una sorpresa inaspettata. Molte volte la vita ci
riversa addosso eventi improvvisi, che la stravolgono da cima a fondo. È il caso
di Manuel, il nuotatore veneto colpito da un proiettile di pistola al midollo spinale e
rimasto paralizzato. Conosco situazioni analoghe di giovani di Trezzano rimasti im-
provvisamente sulla carrozzina. La carriera, la vita di questo giovane sano e attivo è
stata fermata a 19 anni da un colpo di pistola assurdo, sparato da due che passavano
sul motorino, mentre lui armeggiava a un distributore di sigarette per trarne fuori un
pacchetto. Mi è rimasto impresso il video della scena. Manuel e la sua ragazza sono
davanti al distributore, il motorino passa alle spalle, lo chiamano, lui si gira e cade
come se le gambe si polverizzassero. Si affloscia in verticale. Il colpo di pistola gli ha
reciso il midollo spinale.
Chi ha sparato si giustifica dal carcere dicendo: “Volevamo farlo a un altro”. Parole
terribili! Come se spezzare la spina dorsale a una persona diversa da quella desi-
gnata possa diventare accettabile. Non più un male. Il drammaturgo Eugene Ionesco
un giorno camminava per Parigi. All’improvviso uno sconosciuto gli si buttò addosso
con un coltello, e lo ferì. Finì all’ospedale. Quando uscì, andò a trovare il suo mancato
assassino e gli chiese: “Perché?”. E si sentì rispondere: “Non lo so”. Da lì nacque il
teatro dell’assurdo, in cui la vita è una sequenza di atti scollegati e inspiegabili. Quan-
te volte avviene davvero così! A Manuel è capitato uno di questi episodi, che potrebbe
sviare per sempre la sua vita, costringendolo su una sedia a rotelle, impedendogli di
fare il campione di nuoto.
Ma lui non ha tempo da perdere, perché fin da quando ha ripreso a far sentire la sua
voce, ha sempre manifestato un’unica certezza: “Tornerò a camminare. Adesso inco-
mincia l’allenamento!”. Un’ipotesi improbabile agli occhi della scienza. Ma Manuel è un
atleta e non si arrende. Ragiona in un modo diverso. Il suo animo è allenato all’allena-
mento. Il nuoto – lo sport che ama – è fatica pura, fatto di migliaia di ore investite per
limare qualche decimo di secondo. Ci vuole il cuore per ottenere risultati.
Il suo esempio mi riporta all’antichità classica. Per i Greci l’atleta doveva essere “bello
e buono”, unire alle qualità fisiche (bellezza, armonia, vigore) quelle morali del buon
cittadino. Solo così le sue vittorie rendevano lustro alla città, che lo eleggeva come suo
“campione”.
Manuel i giochi olimpici non li ha mai vinti. Era a Roma per inseguire il sogno di andarci.
Però rappresenta tutti coloro che si riconoscono nei valori “del bello e del buono”, cre-
dono nella tenacia della preparazione, nella forza del lavoro, nel sacrificio alla ricerca
di un obiettivo difficile, senza pensare alle possibilità di riuscirci. Di fronte al muro delle
scarse probabilità di farcela, si fermano le persone normali. Gli atleti vanno oltre. Osa-
no. Il coach John Wooden, uno dei più straordinari allenatori ed educatori della storia
dello sport, soleva dire:
“Il successo è la quiete mentale che deriva dal sapere che hai
fatto tutto quello che era in tuo potere per diventare il meglio assoluto di ciò che sei
capace di diventare”.
“Non è la fine della vita, è una nuova vita, una rinascita”, gli scriveva da un giornale
Francesca Porcellato, la campionessa paraplegica di scii e ciclismo. Coloro che su-
biscono una grave disgrazia e si riprendono, nascono due volte. Un bell’esempio, un
invito per tutti. Nelle disgrazie, nei momenti no della vita, nello sconforto del fallimento,
nel buio totale dell’esistenza Dio ci cerca per portarci più in alto, per dirci che niente è
impossibile. Si può diventare campioni. Si può diventare santi. Come Zaccheo. Come
Manuel.
don Franco Colombini
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