Sotto il Campanile 4 ottobre 2026

Pubblicato giorno 4 ottobre 2026 - Avvisi, In home page, NOTIZIARIO

 

 

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 4 Ottobre 2026

VI domenica dopo il  martirio di San Giovanni

    Festa Patronale Madonna del Rosario

In questa sesta domenica dopo il martirio di San Giovanni Battista la nostra comunità celebra la festa patronale della Madonna del Rosario e si affida alla Madonna di San Carlo patrona della Bassa. Vorrei condividere una parte del discorso di Papa Leone XIV che ha fatto lo scorso 16 settembre alla Chiesa di Roma perché è un percorso che ogni comunità parrocchiale è chiamata a fare all’inizio dell’anno pastorale. Le sue parole valgono anche per la nostra comunità.

 Cari fratelli e sorelle, vorrei ripartire con voi dal mattino di Pasqua, da un giardino, da un sepolcro vuoto. Maria di Magdala è lì, all’alba, quando è ancora buio. È il buio di chi ha perduto qualcuno, di chi cerca e non trova, di chi si china e piange. II Vangelo, però, non la lascia in quel pianto. Le si avvicina un uomo, che lei scambia per il custode del giardino, e le rivolge due domande: «Perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20,15). Queste due domande, carissimi, vorrei che ispirassero il cammino prossimo della nostra comunità. Credo infatti che possiamo sentirle rivolte, oggi, alla nostra Chiesa e all’intera città: “Perché piangi? Chi cerchi?”. Esse riguardano la ricerca ansiosa di speranza che percepite nelle parrocchie. Maria Maddalena è sveglia prima dell’alba ed è già corsa al sepolcro, perché in lei c’è vita, c’è attesa! Così, nelle nostre comunità sono tante le persone che ricominciano ogni mattina, ma anche comunità parrocchiali, associazioni, movimenti, gruppi e realtà ecclesiali che lavorano con generosità nell’evangelizzazione, nella carità, nel servizio alla preghiera liturgica. Certo, accanto a questa ricchezza riconosciamo con onestà alcune fatiche. È lo smarrimento di chi non riesce più a trovare dove si incontra il Signore. Un’esperienza che condividiamo con tanti fratelli e sorelle, ma che capita di vivere anche a noi. A volte si moltiplicano le proposte, le attività, gli incontri e si smarrisce il centro, il senso evangelico di ciò che si fa. Ed ecco, nel Vangelo, che una sola parola fa voltare la Maddalena: il suo nome, «Maria!» (Gv 20,16). È così che si incontra Gesù Cristo: sentendosi chiamare per nome da Lui, nei molti modi in cui ciò può avvenire. È da qui che deve ripartire ogni azione pastorale: non tanto chiedendosi “che cosa” fare, ma piuttosto “chi” e “come” incontrare. Nelle nostre comunità si può rimanere anonimi, invisibili e incompresi, oppure essere visti, conosciuti e chiamati per nome. (…) . Desidero invece proporvi alcune attenzioni. La prima attenzione: incontrare Cristo e farlo incontrare. La Chiesa non esiste per sé stessa, ma per condurre ogni persona all’incontro con il Signore; e allora non basta domandarsi se un’attività è ben organizzata, se è partecipata, se dura da molti anni; occorre domandarsi se essa conduce realmente a Cristo, se fa incontrare il Vangelo con la vita concreta delle persone. La seconda attenzione: generare comunità. Dalla Pasqua di Cristo nascono comunità nuove, libere, riconciliate. Abbiamo il coraggio di curare l’essenziale, per lasciare spazio a relazioni vere, dentro le quali le persone si sentano parte di un popolo: si sentano accolte, accompagnate, valorizzate, corresponsabili. Ai giovani impegniamoci a offrire tempo e ascolto, dentro e oltre le iniziative. La terza attenzione: abitare e servire la città. La comunità generata dal Risorto non può restare chiusa in sé stessa, ma condivide le attese, le fragilità e le domande delle persone; e impara a riconoscere, in ciò che accade nei diversi ambienti della città, le domande

alle quali il Vangelo può rispondere, se nuovamente accolto. Le nostre attività fanno crescere nella fede? Formano discepoli missionari? Aiutano a maturare responsabilità ecclesiali? Generano una fede adulta, capace di tradursi in scelte concrete di vita e di servizio? (…) So anche che il servizio pastorale, oggi, è più faticoso di ieri. Vi esorto a non portare le fatiche da soli. Il prete non concentra in sé ogni responsabilità. Riconosce i carismi, forma le coscienze, rende possibile la corresponsabilità dei laici: non per mancanza di forze, ma per fedeltà alla natura della Chiesa. Una comunità nella quale tutto dipende dal parroco è una comunità fragile, e presiedere non significa fare tutto. Significa generare comunione, valorizzare le energie degli altri, collegare persone e realtà, custodire l’unità. Il prete, infine, si inserisce e desidera appartenere a una comunità capace di leggere il proprio quartiere, di condividerne le ferite e le speranze, responsabile della vita di tutti, anche di chi non varca la soglia della chiesa. Questa è la forma che la carità assume nella presidenza pastorale, ed è ciò che impedisce a una parrocchia di ripiegarsi nell’autoconservazione. Nessuno è chiamato a vivere tutto questo da solo. Cari fratelli e sorelle, non temete di lasciarvi ancora chiamare per nome! Il Signore vivo si lascia incontrare da chi, come Maria all’alba di Pasqua, ha ancora il coraggio di cercarlo, anche in lacrime, anche nel buio. Vi accompagni la Madre di Dio, che per prima ha creduto e ha generato Cristo al mondo. E a tutti voi, alle vostre comunità e a questa città, giunga la mia benedizione.                                                        Papa Leone XIV