Sotto il Campanile 5 maggio 2019

Pubblicato giorno 1 maggio 2019 - Avvisi, NOTIZIARIO

 

 

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III Domenica di Pasqua 05 Maggio 2019 -

Foglio n. 72

Il cammino che lo Spirito suggerisce oggi al mondo “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8, 12).

Le parole di Gesù rischiarano l’umanità di oggi, che brancola nel buio e nella paura. Quello che è avvenuto in Sri Lanka può capitare ovunque. Tante mani armate tramano nell’ombra e possono uccidere da un momento all’altro in ogni parte del mondo. Il terrorismo ha colpito con il massimo della ferocia i più inermi, i turisti, le persone in preghiera nella grande festa di Pasqua. L’urlo della violenza ha tentato di mettere a tacere la speranza di un mondo in pace. Mentre in Occidente si erigono muri e barriere di filo spinato, i terroristi seminano morte. I cristiani, invece, costruiscono ponti, vivono il comandamento dell’amore, che nell’effusione del sangue diventa martirio e unisce in una sola famiglia. Gesù, luce del mondo, ci chiede di percorrere questa strada per edificare la “civiltà dell’amore”. Purtroppo anche in Italia soffia il vento dell’intolleranza. Nei giorni di Pasqua una palata di fango è stata gettata sulla Chiesa e sui volontari, che si occupano dei poveri. Quando si parla sui social di “mangiatoia” e di “speculazioni con altissimi margini”, non si offende solo la Caritas – che rappresenta assieme alla fede il cuore dell’agire cristiano – ma migliaia e migliaia di persone di buona volontà, che dedicano il tempo ai bisognosi, insegnano la lingua madre agli immigrati, li consigliano, cercano di integrarli nella comunità, trasmettono valori e principi irrinunciabili, assistono chi è in difficoltà qualunque sia il colore della pelle, si prodigano nella raccolta e nella distribuzione degli abiti, portano pacchi alimentari alle famiglie senza distinzioni e preferenze, si fanno carico nei centri di ascolto di infiniti disagi. Non sfruttano “mangiatoie”, né speculano. Condividono con chi ha meno, mettendoci tempo, denaro, anima. I terroristi, che hanno agito in Sri Lanka, appartenevano a buone famiglie, erano giovani istruiti, laureati, benestanti. Ed hanno scelto di morire per uccidere, convinti di costruire un mondo migliore. Il male non si tiene lontano dai confini nazionali con i porti chiusi. Lo si vince sradicandolo dal cuore dell’uomo. Solo l’amore è in grado di farlo. Chi governa gli Stati e i Popoli non lo deve dimenticare. O gli uomini accettano di diventare una famiglia o non potranno essere più sicuri di niente. I fossati, i castelli, le muraglie  i ponti levatoi appartengono al passato. Il mondo è un piccolo villaggio, dove nessuno può illudersi di ignorare ciò che accade al vicino.

L’unica cosa da fare per realizzare la convivenza pacifica è mettere in pratica le parole di Gesù, anche per coloro che non lo credono il Figlio di Dio, perché è sempre dalla parte dei deboli, dei piccoli, degli ultimi, dei disprezzati, dei reietti. Sulla croce chiede al Padre il perdono per chi lo trafigge. Dalla sua bocca non esce mai una parola di vendetta. Invita ad amare i nemici ed a pregare per loro. Propone la mitezza. Chiama beati gli operatori di pace. A Pietro fa rimettere la spada nel fodero rinunciando ad essere difeso. Parla di compassione, non vuole l’odio, desidera la riconciliazione. Subisce in silenzio una ingiusta sentenza e la sconta nell’umiliazione più bieca. Nella sua breve vita non ha mai compiuto gesti di violenza. Muore, non fa morire. Serve, non si fa servire. Soffre per non far soffrire. Ha amato sul serio, fino alla fine, senza risparmiarsi. È esigente con i suoi, ma accogliente e misericordioso con gli altri, i lontani, chi la pensa diversamente, ha difficoltà a credere, si è macchiato di errori e misfatti. La violenza che ha sconvolto lo Sri Lanka ha fatto precipitare l’umanità in un abisso di sgomento. Andiamo alla ricerca di una qualche spiegazione, sapendo di non trovarla, perché nulla può giustificare l’odio che colpisce gli innocenti. Una cosa è certa: se l’inimicizia, la cattiveria, la rabbia, la sete di vendetta continuano ad albergare nei cuori, nessuno, in nessuna parte del mondo, potrà mai essere al sicuro. Pur con il cuore a lutto, non possiamo smettere di rendere grazie a Dio per il dono di Gesù Risorto e della sua parola, perché ci rassicura, ci mette al riparo di noi stessi e delle emozioni, fissa i nostri piedi sulla roccia, non ci permette di smarrire la speranza, ci indica la meta, ci fa vedere la strada. Egli è la luce del mondo. Sempre più convinti che al male non si risponde con il male. Il messaggio evangelico che a Pasqua è risuonato nelle nostre chiese è straordinario.

La vita è sfuggita alle mani di coloro che la volevano morta. Gesù è risorto. È un vulcano di amore che fa fiorire tutti i deserti della terra. Nessun Paese può illudersi di vivere chiudendo gli occhi su ciò che accade altrove. È giusto distinguere per meglio governare, capire, dare a ciascuno il suo. Non è corretto dividere, separare, fingere di ignorare che cosa avviene al di là dei monti e del mare, approfittare dei bisogni dei poveri per sfruttarli, fare affari d’oro, sottometterli ai calcoli del potere. L’ordine non schiaccia la libertà. Ogni paese ha il dovere e il diritto di badare ai suoi, senza dimenticare i drammi di chi vive al di là delle proprie mura. Sarebbe una cosa meravigliosa, se lo facesse per puro spirito di fratellanza, di solidarietà, di filantropia. Ma, qualora gli egoismi gli impedissero di allargare il cuore, ha l’obbligo di farlo per mantenere la convivenza pacifica. Dobbiamo vivere insieme. Siamo in tanti. Non sempre è facile, ma è possibile, è bello. Un grande passo in avanti è stato lo storico documento sulla Fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e da Ahmad al-Tayyeb, presidente del Consiglio dei saggi e imam di al-Azhar, la più importante università islamica sunnita al mondo. È il cammino che lo Spirito suggerisce oggi di seguire, portando nel cuore il saluto del Risorto la sera di Pasqua, che suona come una promessa e una speranza: “Pace a voi!”.

don Franco Colombini

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